Faccio questo lavoro da decenni, sono parrucchiera di terza generazione, mia nonna prima, mia mamma dopo e infine io.

Ho avuto la fortuna di poter vivere tanti bei momenti lavorativi durante tutti questi anni di attività.

Mi ritengo una persona che ha avuto fortuna in alcuni settori della vita e consapevole che quello che ho non mi è stato regalato.

Ci sono stati anche momenti difficili, ma mai come quello che stiamo vivendo, secondo il mio modesto parere.

Queste settimane, anzi, mesi di chiusura attività, hanno portato alla riflessione e non sempre i pensieri sono stati positivi, ma sono certa che troveremo il modo di ricominciare nel migliore dei modi.

E sì, in questo momento, come per altre attività come la mia, ci si sente un po’ a terra.

La sensazione è quella di combattere ad occhi chiusi contro il nemico, non lo vedi ma sai che è vicino.

Questo nuovo modo di vivere al quale nessuno è abituato probabilmente rafforzerà alcune persone, altre rimarranno nel loro stato, chi era ignorante prima lo sarà anche dopo, chi era arido e cattivo sicuramente rimarrà tale se non peggio.

E il rapporto con i nostri clienti?

Direi che è stato ed è positivo.
Molte persone ci stanno dimostrando ancora di più l’affetto e la stima che nutrono nei nostri confronti.

E’di grande aiuto.

Ci siamo resi conto di quanto siamo importanti per loro, di quanto il nostro modo di lavorare li faccia sentire bene, di come siamo in grado di risolvere le loro esigenze per far sì che guardandosi allo specchio possano ammirarsi compiaciuti.

Che soddisfazione!

Avendo alle spalle molti anni di esperienza e altrettanti diversi periodi di vita, ho la certezza di come è cambiato nel tempo il ruolo del parrucchiere nei confronti dei clienti e di come cambierà.

Mi raccontavano la nonna prima e la mamma poi, che:

 negli anni    50-70 bastava il “mestiere”, la tecnica, il saper fare,

dagli anni “70-90” oltre al “ mestiere” bisognava saper vendere,

dopo gli anni “90” oltre al “ mestiere “ e alla vendita , bisognava sapersi fare pubblicità.

In questo millennio, la figura del parrucchiere ha cambiato notevolmente ruolo.

Non veniamo solo considerati come quelli sanno fare un “mestiere”
ma professionisti la cui importanza è notevole. Soprattutto a livello sociale.

Probabilmente per alcune persone sto dicendo cose assurde, in realtà la mia è un’analisi dettata dal periodo in cui stiamo vivendo.

Negli ultimi anni l’importanza dell’aspetto esteriore ha avuto e ha un ruolo importante nella vita di ognuno di noi.

Essere, sentirsi in ordine con se stessi allo specchio, aumenta l’autostima.

Basta sfogliare un giornale, guardare la televisione, i social e ci accorgiamo subito di quanto essere in ordine, pettinati ben vestiti faccia parte del quotidiano.

Sino a poco tempo fa non si sapeva nemmeno cosa fosse l’Hair Contouring.

Un tempo si andava dalla parrucchiera tanto per e anche perché le persone non sapevano farsi da sole alcuni servizi (non c’erano i tutorial), adesso fa parte del nostro modo di vivere.

Vogliamo tutti essere in ordine e di bell’aspetto, me compresa.

Non stupitevi leggendo queste righe, non è solo quello che penso, è un dato di fatto.

Sono contenta di avere un ruolo importante, lo sono per i miei/ nostri clienti e non vedo l’ora di poterli accontentare di nuovo tutti.

Sono /siamo consapevoli che non sarà possibile tornare al modo di lavorare di prima, dovremo abituarci e abituare i clienti ad un nuovo rapporto di lavoro, ad orari diversi e a dovere pianificare sempre con anticipo il lavoro da fare.
Mi preoccupa questo futuro incerto, con tante incognite, soprattutto perché non sono più molto giovane di età e ho molti di anni di lavoro alle spalle.

Molte persone parlano del discorso dell’abusivismo che, a detta di alcuni, potrebbe prendere ancora più piede in questo momento.

Personalmente non sono preoccupata per questi “operatori” che non considero nemmeno concorrenti.

Non mi interessa avere clienti che sono solo interessati al prezzo di un servizio, ovviamente inferiore a quello imposto in salone – sia qualitativamente che quantitativamente parlando – e a cui non importa guardare il risultato.

E sì, chi si rivolge agli abusivi, non vuole un professionista, non è interessato a sentirsi bene con se stesso, non è interessato a risolvere i suoi problemi di aspetto, sicuramente non vuole un taglio perfetto, vuole solo spendere poco e non si preoccupa del discorso igienico / sanitario, argomento da non sottovalutare soprattutto in riferimento al periodo attuale.

Di primaria importanza è la questione dell’igiene degli ambienti, del personale e degli strumenti utilizzati.
Ha sempre fatto parte di noi e del nostro salone l’attenzione nei confronti delle buone norme igieniche, e chi ci conosce lo sa, ma in questo critico periodo dobbiamo noi tutti alzare un po’ di più l’asticella.

Bene, le persone che si rivolgono agli abusivi sono quelle per cui e con cui non voglio lavorare.

Potrà esserci la possibilità di perdere qualche cliente nel futuro prossimo?

Forse sì, in quanto i tempi da dedicare ad ogni cliente, almeno per il momento, non saranno più gli stessi; inoltre, ahimè, sarà d’ora in poi impossibile presentarsi senza appuntamento o chiamare all’ultimo momento per una piega.
Bisognerà rinunciare a qualche bella chiacchierata e ad un caffè insieme….ma se servirà per rendere il nostro servizio ancora più efficiente, questo rischio lo correremo insieme.

Non vedo l’ora di poter ricominciare.

Nelvia

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