La Storia di Nelvia

Cresciuta tra bigodini e forbici, e come poteva andare diversamente, visto che mia madre, e mia nonna, erano parrucchiere, questa che ti racconto è la mia storia.

La storia di Nelvia, nata qualche tempo fa in un piccolo paese della Pianura Padana. Una storia fatta, appunto, di bigodini e forbici… con i primi a farmi compagnia come fossero dei giochini e le seconde non troppo amate, visto che mia mamma le usava anche per tagliarmi i capelli corti. E io, fin da bambina, volevo i capelli lunghi…

Quasi ogni mio ricordo mi riporta, in un modo o nell’altro, alla “bottega”, cioè al salone da parrucchiera di nonna e mamma. Ho iniziato a frequentarlo dall’età di 10 anni, svolgendo dei piccoli lavori, per sentirmi utile, ma anche per aiutare.

Per me era naturale crescere in quell’ambiente, ed era anche molto bello iniziare a impratichirmi con la messa in piega sui lunghi capelli delle clienti che si prestavano volentieri a questo “gioco”, prima che le sapienti mani di mia mamma eseguissero il lavoro a regola d’arte.

Mentirei però se dicessi di aver sentito, da subito, la “vocazione” per il lavoro della parrucchiera. No, era il lavoro di famiglia e io volevo fare qualcosa di diverso, di scelto liberamente, di mio.

E poi, agli occhi di una bambina, quel lavoro era troppo pesante! Si lavorare sempre, anche la domenica!

La mia ribellione, però, non si concretizzava nella pratica. Nella mia testa c’era la volontà di svolgere un lavoro diverso, ma nella realtà ogni pomeriggio, in modo più o meno spontaneo (a quei tempi non è che si potesse sempre scegliere cosa fare, da bambini…) ero in bottega con mamma e i suoi clienti.

La scuola non era un problema, non lo era mai stato. Ero brava, molto brava, e non c’era bisogno che qualcuno, in famiglia, seguisse il mio andamento scolastico. L’educazione che mi era stata trasmessa dalla famiglia ha lasciato in me un altissimo senso del dovere: se mi viene assegnato un compito, lo devo portare a termine nel migliore dei modi. E posso dire, col senno di poi, che questo mi ha aiutato nel diventare la meticolosa professionista che sono oggi.

Presto venne il momento di decidere del mio futuro e io continuavo ad avere le idee chiare: niente bottega, niente lavoro come parrucchiera. Il medico, ecco cosa volevo fare. Ma ben presto scoprii di non avere questa predisposizione, vista anche la mia paura nel fare delle iniezioni. No, il medico non avrei potuto farlo e me ne resi conto ben prima di frequentare l’università.

Ma, con il diploma di scuola superiore conseguito, scoprii di avere una certa vocazione all’insegnamento. Fui chiamata a insegnare nella scuola superiore in cui mi ero diplomata.

Si trattò di un’esperienza molto bella. Ma, nonostante ciò, ogni giorno ero in bottega. Specialmente d’estate, quando anche mio padre, quando non lavorava in fabbrica, veniva a dare il suo prezioso contributo.
Quando ormai ero già adulta, mi trovai ad apprezzare, un po’ alla volta, il lavoro che svolgevo part-time, quello di famiglia. Purtroppo, mi trovai quasi costretta, causa forza maggiore, a prendere una decisione definitiva, che avrebbe condizionato il resto della mia vita.

Mia mamma, infatti, si ammalò e io, su insistenza della famiglia, dovetti decidere di intraprendere quella strada. Mi dedicai a tempo pieno al lavoro di parrucchiera, anche se non fu una crescita semplice. Ero brava a svolgere il lavoro di base ma non altrettanto nei servizi tecnici e nel taglio. Dovevo colmare le mie lacune e, così, decisi di frequentare una scuola di perfezionamento per poter imparare quelle tecniche che ancora non conoscevo.

C’erano molte scuole che mi allettavano e sembravano fare al caso mio: Roma, Londra, Parigi… Iniziai dalla Capitale, a 600 km di distanza da casa. Io vivevo in campagna, non mi ero mai mossa più che tanto e non avevo neanche mai preso un aereo. A Roma ero spaesata, a tratti spaventata e anche preoccupata. Però avevo le idee chiare: avrei dovuto imparare quel che dovevo fare entro un tempo prestabilito. Dovevo, quindi, mettercela tutta, nonostante la lontananza da casa.
Due anni: questo era il tempo che mi ero data. Se non fossi riuscita a far crescere l’attività di famiglia entro quel tempo, avrei cambiato strada. Ero giovane, avevo ancora il tempo per prendere quella decisione.

Mia mamma non poteva aiutarmi come avrebbe voluto a causa della sua malattia debilitante, l’artrosi deformante alle mani che, oltre ad essere una malattia subdola e invalidante, era proprio quella più invadente per chi di professione fa la parrucchiera.

Per questo motivo, il negozio non andava bene. Erano tempi molto duri: io lontana da casa per studiare, il negozio che non andava bene e la malattia di mia mamma che progrediva inesorabilmente. Tutto questo però anziché abbattermi, mi restituiva una forza d’animo incredibile.

Ci fu, per mia fortuna, un insegnante che comprese, prima di me, il potenziale inespresso di cui disponevo. Mi aiutò facendomi lavorare e studiare di più ma, grazie a questo, riuscii a migliorare e a vedere anche un numero superiore di clienti, al punto da dover assumere un collaboratore.

Poi fu il turno di Londra e Parigi: due grandi capitali europee, città magnifiche, dove trascorsi dei periodi meno impegnativi rispetto a quello trascorso a Roma. Ero già rodata, preparata, anche se questo non trasformò la mia esperienza formativa in una passeggiata…

I due anni che mi ero data di tempo trascorsero quindi velocemente e le cose si erano messe bene al punto da spingermi a comprare casa e negozio. Tutta la famiglia, quindi, lavorava tanto, tantissimo, fino al sabato sera. I risultati erano incoraggianti e il nuovo negozio era davvero bello. Ero felice, anche se dovetti trascurare la mia vita privata.

Purtroppo a un anno dalla nuova apertura, mio padre si ammalò e scomparve poco tempo dopo. Fu un ulteriore colpo di quelli che possono stenderti, ma riuscii a reagire: c’era il mutuo da pagare, l’attività da portare avanti e tanto, tanto lavoro da svolgere! La mia bravura, la mia dedizione, avevano trasformato il mio negozio in un’attività di successo.

Arrivò così anche l’offerta allettante da parte di una grande azienda che mi diede l’opportunità di lavorare in giro per il mondo. C’era in ballo la mia gratificazione professionale e anche quella economica: probabilmente si trattava di un treno che non sarebbe più passato. Ma io decisi di rinunciare per l’attaccamento alla mia famiglia. Spesso mi chiedo: come sarebbe stata la mia vita se non avessi rinunciato a quell’offerta? Ma la verità è che non mi sono mai pentita della mia decisione. Anzi, quell’offerta rappresentò una nuova svolta professionale per il mio salone, perché decisi di regalare ai miei clienti quella stessa esperienza, quegli stessi servizi che avrei dovuto svolgere nella mia esperienza all’estero con quell’azienda importante.

Così, presi in mano altri libri e altri corsi di aggiornamento per poter innalzare la qualità dei nostri servizi. Mi sono così appassionata alla cura dei capelli e alla soluzione delle loro problematiche. Ho studiato tricologia, con ottimi risultati.

Ma non mi bastava. Ho capito che fare solo la parrucchiere non era sufficiente, il cliente desidera una consulente di immagine. Il cliente non cerca solo un taglio o un colore, cerca i giusti consigli per cambiare la propria immagine in meglio.

Quale taglio è più adatto per le forme del viso di un cliente? Quale colore esalta l’incarnato naturale di una donna? Come si possono nascondere alcuni tratti del proprio viso non proprio esaltanti e come, invece, si possono valorizzare i propri punti di forza? Questo sarebbe stato il mio obiettivo professionale: da parrucchiera a consulente di bellezza.

Assieme a mio marito, massoterapista ed estetista, una persona eccezionale e il cui supporto è fondamentale per qualunque aspetto della mia vita personale e professionale, abbiamo ora un centro in cui lavoriamo assieme, dove portiamo avanti il nostro modo di lavorare, con professionalità, manualità, empatia e regalando ai nostri clienti delle esperienze molto piacevoli.

Mettiamo a disposizione dei nostri clienti tutto il nostro sapere, studiando per ognuno di loro un look su misura, come fosse un abito sartoriale cucito addosso. E’ importante generare empatia con il cliente, perché non basta conoscere gli aspetti estetici che possono portarci ad una soluzione personalizzata, ma è necessario capire quali sono i suoi desideri, le sue aspettative.

Nel nostro lavoro dobbiamo sempre chiederci e capire se il cliente ha bisogno di un cambio di look o se necessita solo di essere rassicurato…

Se, anni fa, avessi scelto di partire per l’avventura professionale all’estero, forse oggi non avrei trovato la mia strada lavorativa e non avrei una famiglia unita, un marito e compagno di vita così speciale.

Devo molto alla mia famiglia, ai miei clienti, e a me stessa, per la tenacia con la quale ho affrontato le varie difficoltà che la vita mi ha posto davanti.

Presto ho intenzione di condividere le mie esperienze professionali con persone più giovani e che stanno cercando la loro strada nel competitivo mondo delle acconciature, dedicandomi quindi all’insegnamento tecnico. Il tutto, avendo sempre l’obiettivo di far vivere un’esperienza indimenticabile ad ogni nostro cliente.

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NELVIA hair contouring

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